Storie di donne – Peppa

Oggi la storia è quella di Peppa che insieme alla madre, si trova a combattere contro il mostro della malattia dei giorni nostri: l’Alzheimer.

“Mi hai nascosto il tappeto.
Arriva la prima telefonata alle sette del mattino, una voce ferma e preoccupata mi chiede dove io abbia nascosto il tappeto.
Ho sonno, non ho ancora realizzato dove sono, se l’alba abbia già bucato le tapparelle, ancora abbassate.
Mi piace essere svegliata dai colori dell’alba, che da scuri piano piano si fanno sempre più chiari, anche se manca il mare, qui in Brianza.”

Buona lettura. 🙂

PEPPA

http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/

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No, non ho visto nessun tappeto, ma può essere che magari sia nascosto in una stanza e non lo vedi.

“Mi hai rubato il tappeto“.

Mi sembra di vivere in un incubo, vorrei dirle che non ho visto nessun tappeto, non so di cosa tu stia parlando, ho sonno.

Lasciami dormire ancora un po’, poi ne parliamo.

Si fa giorno, provo a richiamarla per capire dove possa essere finito, ma a mezzogiorno pare che il problema non esista più.

E chi se ne frega del tappeto.

Vieni quasi quotidianamente a casa mia, mi aiuti a fare piccole faccende domestiche, capisci che tra lavoro e casa, il mio tempo è molto limitato.

Ma ti vedo confusa, forse anche un po’ depressa.

Sarà l’età che avanza, le piccole preoccupazioni quotidiane che ci affliggono.

Mi saluti per tornare a casa, abiti poco distante da me.

Decido di lasciarti andare, e di vedere a giusta distanza, se percorri la strada giusta.

No.

Non la percorri.

Eppure sono anni che fai la spola da me a casa tua.

Ma quel pomeriggio maledetto, non imbocchi la strada giusta, da lontano noto che chiedi ai passanti, se conoscono la via in cui abiti.

Un’angoscia mi assale, le gambe non mi reggono, vorrei sbagliarmi, mi convinco che è lo stress, che fa anche sbagliare strada, talvolta.

Campanello d’allarme.

Quando siamo a casa tua, noi, le tue figlie i tuoi nipoti, le persone che ami, proprio tu chiedi a me quali ingredienti usare per fare il torrone.

Il nostro torrone siciliano.

“Dai, mamma piantala, che fai ci prendi in giro, l’hai fatto ad ogni festa comandata ed ora, vieni a chiedere a me se mettere questo o quell’altro, perché non ti ricordi? Sono arrabbiata, sai perché?”

Questo vuol dire prendere in giro

Ma poi ti perdi ancora, ti riportano a casa persone sconosciute, tu, in stato leggermente confusionale.

Entri ed esci da uno stato di nebbia che mi fa male, che ci fa molto male.

Proprio tu che hai cresciuto mio figlio…no, tu non puoi ammalarti.

E poi la verità più triste e la sentenza finale di un Alzheimer che risuona come un pugnale in mezzo al cuore.

Dottore, lei si sbaglia questa donna è stressata, togliete per carità, questa sentenza“.

Mia madre. Vita mia. Persa in un mondo ovattato fatto di nebbia che ricopre e sbiadisce i ricordi.

Sono trascorsi dieci anni e tu sei qui con me, ti osservo e ti abbraccio come facevamo sempre io e te, madre e figlia complici, da sempre.

Nessuna clinica per te, mentre lotti per rimanere in contatto con quella che eri, ma la stretta prepotente dell’amore dei figli e dei nipoti, che tu ricambi, ancora dopo dieci anni, con i tuoi silenzi d’oro, con quel tuo sguardo a volte perso ma con un sorriso, quello sì, identico ad allora.

A volte mi assale il ricordo di quando ridevamo e parlavamo siculo, prendendo in giro il resto del mondo, quasi come se a noi, mai e poi mai sarebbe potuto toccare un simile destino.

Dolore e rabbia allora sfumano dolcemente scivolando sul tuo sorriso, nei nostri abbracci, mantenendo intatto il filo dell’amore che lega insieme le nostre vite, per sempre, al riparo da ogni smarrimento, da qualunque oblio.

Se volete raccontare la vostra storia e condividerla, potete contattarmi via mail o in risposta a questo post.

2 pensieri riguardo “Storie di donne – Peppa

  1. Una storia davvero struggente, io ho avuto mio zio (fratello di mia mamma) ammalato di Alzheimer e mia cugina insieme al marito e ai figli, lo hanno accudito e curato a casa sino alla fine, è stata una figlia davvero amorevole, le voglio bene perchè è mia cugina con la quale sono sempre andata d’ accordo, ma oltre al bene posso dire che la stimo e la ammiro oltre misura, comedel resto tutta la sua famiglia.

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