Storie di donne – Sally

Oggi raccontimao la storia di Sally, che dopo tanto dolore nella sua famiglia d’origine, lacerata dai litigi, si ritrova a dover provare la stessa sofferenza nella sua vita matrimoniale.

“L’inizio della fine
Ecco, inizio da qui. Oggi è l’inizio della fine.
Mi sento così, con questa rivelazione, che assomiglia all’epifania di quando ti ho preso tra le braccia la prima volta, quando mi sono sentita così potente da essere stata capace di partorire, di far nascere dal mio ventre nuova vita. È stata un’esplosione, l’accendersi di una lampadina che ha spento improvvisamente il buio che ha coperto per anni quello che non sapevo, quello che non potevo conoscere prima. Sono una madre, sì. Sono la tua mamma. E quella volta, la prima volta che si è spento il buio, è quando sei nato tu. In quel momento ho capito che niente sarebbe stato più lo stesso”.

SALLY

Ma questa volta sono io a nascere, o meglio a ri-nascere. Ci vuole coraggio sai? Ci vuole coraggio, a rimettersi in discussione, a guardare dentro questo vaso dove tutto entra, a volte con violenza, a volte goccia a goccia, ma quasi niente esce.
Eppure sono qua, dopo tutto, dopo tutti questi anni di luce soffusa e penombra, dopo la luce che hai portato tu, dopo il dolore che spezza tutto, l’abbandono, i sacrifici, la rabbia, la delusione, la confusione….Si’, la confusione….
C’è una gran confusione, qui dentro, i ricordi si mescolano, i dolori sbiadiscono col tempo ma non scompaiono, rimangono come cunei e l’unica prova è l’acqua, le gocce che stillano, come un rubinetto rotto, perché il vaso è pieno e per non esplodere lascia sfiatare questa pentola a pressione.
Chi sono, chi sono stata finora? Sono stata figlia, sorella, spettatrice, attrice.

Sono stata fidanzata, moglie e Madre. Ecco ora sono tua Madre, ma forse sono sempre stata un po’ madre, perché nella mia famiglia ero la sorella maggiore. Con più responsabilità, con l’impegno la mattina di accompagnare mia sorella più piccola alla materna, prima di andare a scuola, e dopo l’impegno di andare a riprendere mia sorella mezzana. Quando ero alle medie, uscivo alle 4 e aspettavo mia sorella per tornare a casa insieme.
Sono piccole cose, lo so, ma già a 12 anni avevo la Responsabilità. Ecco un altro leit motiv: la Responsabilità. Credo di non essere mai stata solo figlia. Beh, in effetti, al mio primo compleanno c’era già mio fratello, quel fratello tanto odiato, ma forse l’unica persona che mi ha mai permesso di comportarmi da bambina. Con lui sono stata piccola, gli rubavo il ciuccio, lo facevo piangere, sono (stata?) invidiosa delle attenzioni che i miei genitori gli riservavano, ma tutto sommato, anche se non lo ricordo più, con lui sono stata bambina.
Poi, quando 5 anni dopo mio fratello, è arrivata mia sorella, ecco, lì è finita la mia infanzia. È finita subito dopo la gioia, l’emozione che solo una nascita può dare, dopo la soddisfazione di aver vinto la scommessa contro mio fratello e quella di avere un nuovo bambolotto per casa.

Già, perché se lì finiva la mia gelosia, con la vittoria per una nuova sorellina, lì iniziava la battaglia tra di loro, la gelosia di mio fratello verso mia sorella. Infine, dopo altri 5 anni eccoci al completo: 4 figli e due genitori. Una mamma, un papà, la sorella maggiore, un fratello e due sorelle. Tanti per una sola famiglia, ma soli in un paese senza radici per i miei genitori, emigrati dal sud.
Che famiglia eravamo? Una famiglia speciale, una famiglia normale, forse entrambe le cose, chi lo sa? Alla fine ogni famiglia è unica e tutto dipende da chi ne fa parte. I miei genitori non sono mai andati d’accordo. Per tanto tempo mi sono chiesta che ci facessero ancora insieme a urlarsi e rinfacciarsi cose successe prima che nascessi io, prima che si sposassero, come facessero a tenere a mente tutti quei dettagli anni, a volte decenni, dopo che erano successi? Io non ce la faccio, io dimentico, che fatica tenere a mente gli episodi dolorosi, meglio lasciar scivolare, lasciar levigare la sabbia sul bagnasciuga, preparare un foglio bianco per il prossimo capitolo.
Ecco, è così, non li ho mai capiti i miei genitori. Perché continuare a farsi del male? Eppure dopo le peggiori litigate, dopo gli schiaffi, i silenzi assordanti, i mesi a dormire sul divano, a non parlare, neppure coi propri figli, a rinfacciarsi di tutto davanti a noi… eppure, dopo l’avvocato, le minacce, le suppliche, alla fine lui in ginocchio implorava lei di perdonarlo. E così facevano pace, la serenità durava il tempo di qualche scampagnata e si ricominciava, ed ogni volta rivivevamo le stesse cose, anche se ogni volta era come fare un passo in più, un passo in più verso la follia.
Ed io cosa facevo? Io ero la sorella maggiore e mi sentivo Responsabile perché dovevo proteggere i miei fratelli. Così, quando mamma e papà litigavano, ci chiudevamo in camera o in bagno e ci raccontavamo favole, a volte cercavamo di origliare le litigate per capire di chi era la colpa quella volta. Facevamo il gioco dei presupposti, per distogliere le attenzioni dalle grida, lo avevo inventato in un momento di tensione per spiegare a mia sorella che c’è una ragione se le persone si comportano in un certo modo, basta capire qual è il loro presupposto, la loro convinzione, cosa gli passa per la testa prima di dire o fare qualcosa. L’avevo dimenticato, me lo ha ricordato proprio mia sorella poco tempo fa.
Quando capitava che ci fossi solo io in casa, invece, cercavo di mediare, facevo domande e davo risposte, spiegavo all’uno le motivazioni dell’altro e viceversa. Mi sentivo responsabile anche verso di loro, come se la famiglia l’avessi creata io con la mia nascita e non loro col loro matrimonio. È incredibile come una bambina insicura e timida riesca a sentirsi così onnipotente ed egocentrica. Eppure mi sentivo la causa di tutto quello che succedeva in famiglia, tutto il bello e tutto il brutto erano in qualche modo colpa mia.
Crescendo i problemi sono aumentati, non poteva che essere così, questo ora lo so, ma quando ero lì in mezzo tra urla e strilli di mamma e papà che si sommavano a urla, strilli e botte tra mio fratello e mia sorella, non mi capacitavo di come le cose andassero sempre solo peggio. Ed eccolo il momento peggiore. Ero alle superiori, un periodo delicato di per sé, il periodo delle trasgressioni e dell’autodeterminazione di sé, ed io vivevo come sempre la mia vita da sorella maggiore, uscivo portandomi dietro una sorella, a volte due, sempre borbottando perché ero l’unica ad avere delle incombenze, l’unica ad avere dei doveri, l’unica ad avere degli orari. Già, perché mio fratello, invece, poteva uscire senza avere nessun compito, neppure comprare il pane, poteva andarsene e tornare quando gli pareva e ovviamente non doveva portarsi dietro le sorelle.
Eppure, nonostante tutti i suoi privilegi, mio fratello ha sempre vissuto male la nascita della terzogenita che gli aveva tolto il ruolo di principino di casa e crescendo questa gelosia era aumentata a dismisura, con urla e litigi continui tra i due fratelli, invariata e forse anche aumentata dopo la nascita dell’ultimogenita. Più il tempo passava più la situazione degenerava. I miei genitori lavoravano entrambi ed erano fuori casa tutti i giorni tutto il giorno. Ora che sono dall’altra parte comincio a capire la fatica e le difficoltà che hanno avuto, ma ciò non toglie che non siano riusciti ad intervenire con autorevolezza prima che i litigi normali tra fratelli sfociassero in lotte violente e pesanti per i motivi più disparati e assurdi. Per esempio, l’affronto irrecuperabile che faceva scattare mio fratello era che mia sorella accendesse la luce per attraversare la stanza in cui lui faceva il suo riposino pomeridiano dopo la scuola (peccato che fosse il salotto). Insomma, il pomeriggio dopo la scuola la casa diventava un campo di battaglia e la sera mamma e papà potevano solo raccogliere alcune lamentele che non servivano a fargli prendere in mano la situazione, almeno non in modo efficace. Le litigate peggioravano di mese in mese, a volte era anche capitato che mia sorella si allontanasse di casa per sfuggire a mio fratello. Ed io? Cercavo di mediare, ma di fronte a due muri di gomma alla fine mi schieravo sempre con quella che mi sembrava la parte debole che era anche dalla parte opposta del mio odiato fratello, almeno da quando avevo un anno.
L’adolescenza è un periodo difficile per tutti, ma per due genitori troppo concentrati sui propri litigi forse l’adolescenza di due figli insieme poteva essere troppo, e così semplicemente io ho scelto di non dare problemi, non più di quelli che potevo dare nelle litigate tra me e mia sorella contro l’odiato fratello.
Non ho mai sgarrato, mai bigiato la scuola, mai fumato sigarette o altro (che a scuola giravano), niente, per scelta. Perché vedevo talmente tanta follia intorno a me (menar mani per una luce accesa o un telecomando) che la ribellione più grande pensavo fosse la normalità.
Ma la mia normalità non ci ha tenuti al riparo dai problemi. Ovviamente il sottofondo erano i litigi tra i miei genitori, a cui si sommavano i problemi scolastici, relazionali e di cattive compagnie di mio fratello, e i problemi tra i due fratelli mezzani. Tutto ovviamente si ripercuoteva sull’intera famiglia. Mio padre, arrivato allo stremo più di una volta ha tentato di scappare, mia sorella più piccola alle elementari aveva attacchi di panico ed io, continuavo a sentirmi Responsabile.
Talmente Responsabile che dopo una furiosa lite e botte connesse tra mio fratello di 21 anni, alto 1,80 m per circa 90 chili, verso mia sorella di 16 anni che ne pesava almeno 20 di meno e in cui lei aveva minacciato di chiamare i carabinieri…. Beh, io ce l’ho accompagnata dai carabinieri, per chiedere il loro aiuto nei confronti di un fratello ingestibile e convinto di poter fare quello che gli pareva, forte della sua stazza.
Talmente Responsabile che quando mio padre per due notti non è rientrato a casa, io le ho passate a gironzolare per il paese da sola alla ricerca della sua macchina parcheggiata davanti al cimitero, dove si rifugiava per fuggire al delirio.
Talmente Responsabile che lo chiamavo di nascosto senza dirlo a mia madre per sapere se era ancora vivo, e quando una volta è tornato ubriaco fradicio sono scesa io a pulire il vomito davanti all’ingresso di casa
Talmente Responsabile che il giorno dopo il mio esame di maturità l’ho cercato per tutta la notte finchè non l’ho trovato chiuso in box dentro la macchina accesa con un tubo che portava dentro l’abitacolo il gas di scarico da cui l’ho dovuto trascinare fuori urlando e piangendo
Sempre Responsabile. Sempre tutta colpa mia.
Ma questo è un peso troppo grosso da portare. Adesso lo capisco.
Allora no, non lo potevo e non lo volevo capire e per proteggermi potevo solo allontanarmi, stare il più possibile fuori casa, presa in tutti gli impegni possibili pur di non stare in famiglia. Volevo evadere, trovare un’altra dimensione fuori da li’.
Il mio sogno era avere un’altra casa in cui rientrare la sera.

Fino a quando non ho incontrato lui. Il il tuo papà, proprio lui, ed è stato un amore grande, totalizzante, che mi ha fatto rimettere tutto in discussione. Con lui vicino, tutto ad un tratto, e per la prima volta, mi sono sentita spalleggiata, protetta, ascoltata.
Ora so che è stato un abbaglio, ma io ho vissuto per 8 anni come se fosse per sempre, pensando di aver trovato l’amore, la luce, l’altra metà che avrebbe potuto completare la mia. Da quando ci siamo conosciuti abbiamo iniziato a progettare, prima una casa insieme, poi il matrimonio (anzi 2!) e per finire abbiamo voluto TE, LA LUCE, senza ombre.
Per 8 anni sono stata felice, consapevole della mia felicità, incurante di quello che dicevano gli altri, perché io stavo bene, non chiedevo altro e mi sentivo grata per il fatto di rendermi conto di quanto fossi felice. Anche rientrare in casa dei miei genitori era diventato piacevole, perché sapevo che a fine serata potevo chiudermi la porta alle spalle e tornare a casa nostra, nel nido che faticosamente avevamo costruito solo con i nostri sacrifici.
Ma è finita.
E questa fine è stata distruttiva per me, devastante, mi ha fatto crollare psicologicamente. All’improvviso e senza un perché il mio principe azzurro decide che non ne può più (ma di cosa? Di chi?).
Per mesi ho cercato una spiegazione, una risposta, ma forse una risposta non c’è, le cose finiscono anche senza una ragione, proprio come il mio sogno, quello che consapevolmente sapevo di aver costruito e rimiravo ogni giorno, svanito senza che lo avessi mai perso di vista.
Nel giro di una notte mi sono ritrovata sola, in una casa che improvvisamente sentivo come estranea, senza un marito, da sola, con un bimbo di due anni che avevo la Responsabilità di proteggere ed educare, con la sola certezza che non volevo per nessun motivo che passasse quello che avevo passato io. Mio marito non vuole più stare con me?

Io ho provato in tutti i modi a fargli capire che non doveva prendere una decisione affrettata, che poteva pensarci con calma anche fuori di casa, mantenendo dei rapporti civili per il bene di nostro figlio. L’unica cosa che sapevo che non avrei mai potuto affrontare era un avvocato.

“Fai quello che vuoi, prenditi tutto il tempo che vuoi, se metti in mezzo un avvocato però mi dispiace ma per me è finita”. Non potevo neanche pensare di ripercorrere la strada dei miei genitori.

Purtroppo, però, un giorno è arrivata proprio la lettera di un avvocato.

Un’altra mazzata, ma da lì mi sono detta: Ok, il limite è stato superato, allora bisogna guardare avanti, a testa alta e andare oltre, ormai indietro non si torna.

È stata dura, è ancora dura, sentirsi sola, abbandonata da tutti e avere la Responsabilità di crescere un figlio, avere sempre paura di sbagliare, affrontare da sola tutto, dalla mattina alla sera, le notti con la febbre, i dubbi e la stanchezza.

E’ dura, ma lo sto facendo con tutto l’impegno possibile mettendocela davvero tutta.

E so che ce la farò!!

Da oggi rinasco perché voglio guardarci dentro alla mia vita, partendo dalla mia infanzia e svuotare il vaso, far asciugare finalmente al sole tutti i miei stracci e non voglio più che le lacrime scendano per evitare di scoppiare. Tolgo il cuneo, faccio uscire le emozioni e finalmente faccio spazio per accogliere quello che sarà.

Se volete vedere il video: https://www.facebook.com/RadioBinario7/videos/1346830472149278

storia vera, tratta dal blog: http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/sally/

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