Storie di donne – Stella

Oggi raccontiamo la storia di Stella, che di fronte al tradimento del marito scopre di non poter fare nulla.

Forse la vita è come un fiume che va al mare. Non è andata dove intendeva andare, ma è finita dove aveva bisogno di essere.

Fabrizio Caramagna

STELLA

La vigilia di Natale. Ricordo l’aria frizzante al mattino mentre facevo la spesa. Volevo che la cena fosse perfetta in ogni dettaglio. Avrei cucinato con cura piatti a base di pesce, avrei apparecchiato la tavola con tulle di organza dorata.

La musica natalizia sullo sfondo avrebbe diffuso note di intimità familiare nell’aria. I bambini avrebbero indossato gli abitini nuovi di velluto rosso e nero, scorrazzando festosamente nell’attesa impaziente dei regali da scartare. Poi l’albero. Lo avevo voluto tutto di fiori bianchi, veramente d’effetto. Tutto era stato curato nei minimi particolari. Da qualche tempo mio marito non era più lo stesso. Rientrava sempre più tardi la sera e anche nel fine settimana era spesso fuori per ipotetici impegni di lavoro.

Non mi guardava più negli occhi. Anzi, sfuggiva ai miei sguardi. La conversazione era incentrata sui bambini, la spesa, la casa. Mai una parola su noi, su di me, su ciò che sentivo. E volevo. A volte lo guardavo assorto nei suoi pensieri. Il suo corpo era accanto al mio ma la sua anima era in viaggio altrove. Non facevamo più l’amore. Piano piano si era persa l’abitudine a cercarsi sotto le lenzuola. Vivevamo in due mondi paralleli che non si incrociavamo se non negli affari quotidiani. Cosa ci legava ancora? Il mutuo da pagare. I figli. Gli anni passati insieme. Tanti ricordi. Ma lui non era più mio. Da tanto tempo. Eppure lo amavo ancora, ne ero sicura. Lo desideravo ancora. Così, quella vigilia di Natale, avevo deciso di riprendermelo.

Avrei allestito una scena perfetta di felicità familiare per fargli capire che la sua vita era con noi. Non certo con l’altra, il cui fantasma ormai popolava le mie notti senza sonno e senza ristoro. Il mio intuito femminile mi diceva che la verità era quella. Tutti gli indizi riconducevano a ciò. Non c’erano dubbi. Allora avrei dovuto cercare di affinare tutte le armi a mio vantaggio. Io ero la moglie. Poi ero la madre dei suoi figli. La donna con cui aveva condiviso tutto da quando c’eravamo incontrati vent’anni prima.

Avrei popolato quella vigilia di Natale di un’atmosfera radiosa, scintillante, fatta di musiche, luci, colori, profumi di famiglia. Volevo fargli capire che non m’importava della sua scappatella ( perché di quello si trattava, ne ero sicura ).

Una moglie dovrà pur perdonare qualche evasione di suo marito ed essere pronta poi a raccoglierlo fra le sue braccia grandi. Il pensiero dell’altra mi infastidiva, quello si’. Ma più per lei che si era insinuata subdolamente nella nostra intimità, che non per lui che io vedevo preda delle sue arti ammaliatrici.

Nella mia cultura di donna semplice, educata in una famiglia contadina, di sani principi e di pochi fronzoli, una donna doveva avere coraggio e buon senso. Riaccoglierlo fra le mie braccia e perdonarlo mi sembrava di buon senso. Mi immaginavo la scena, alle volte. Lui che piangeva sul mio seno invocando il mio perdono. Io che piangevo e lo baciavo. E poi avremmo fatto l’amore. Tante volte fino al mattino, quando ci saremmo trovati in cucina con la tazzina di caffè fra le mani a guardarci come una volta. Come solo lui sapeva guardarmi E tutto sarebbe tornato come prima. Suona alla porta. Vado ad aprire trepidante. La scena che avevo allestito come scenografia della mia vittoria sull’altra, era pronta.

Tutto era perfetto. Tranne lui. Quasi infastidito dalle mie attenzioni e dall’atmosfera con cui l’avevo avviluppato. La serata procede in un clima falsamente sereno. I discorsi sono forzati, i sorrisi dipinti su visi interdetti. A mezzanotte apriamo i regali per la gioia dei bambini che forse non si accorgono delle difficili vite degli adulti che gli stanno intorno. Speriamo. Arriva il momento in cui ci ritroviamo da soli. È giunta l’ora di dirgli che lo amo ancora e che non mi importa dell’altra… Ma lui fa prima di me.

Pronuncia il mio nome come non faceva da tempo. Stella…devo dirti una cosa. E poi tutta la verità mi piomba addosso come una slavina d’inverno. Dopo rimane solo silenzio e ghiaccio. Mi dice che ha scoperto di amare un uomo. Gli era già successo quando era molto giovane, prima che ci incontrassimo. La storia con me gli aveva fatto pensare che quella era stata solo una sbandata giovanile. Poi erano venuti il matrimonio, i figli, la casa, il mutuo.

Da qualche tempo però era riaffiorato in lui quel desiderio che aveva annegato nel nostro matrimonio. Amava un altro. Non poteva più negarlo e fingere una vita con me che non aveva più senso. Aveva deciso di dirmelo la vigilia di Natale… Ingoio quella verità come un veleno amaro. So che non potrò competere con lui che me lo porta via. Il mio regalo di Natale. Non è facile tornare a camminare dopo una caduta come questa.  Eppure con tanto dolore, tanta fatica oggi preparo ancora la cena di Natale.

Le musiche risuonano e la tovaglia di organza e’ ancora li’. I miei figli sono grandi ma ancora aspettano la mezzanotte con la felicità di scartare i loro regali. Accanto a me c’è un altro che mi aiuta a cucinare la cena della vigilia. Sarà tutto perfetto. Ne sono sicura.

Se volete vedere il video: https://www.facebook.com/RadioBinario7/videos/359291738003499/

storia vera, tratta dal blog: http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/stella/

2 pensieri riguardo “Storie di donne – Stella

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