Storie di donne – Ester

Oggi la storia è quella di Ester, una ragazza cresciuta in una provincia del sud dove riuscire a crescere indenne dalla delinquenza e dalla perdizione, e’ un privilegio oltre che una fortuna.

Intorno a me ricordo le immagini grigie di anonimi palazzoni in cui si muovevano brigate di adolescenti inquieti. Le mie amiche non aspiravano ad altro che a trovare un ragazzo che le portasse via da quello squallore. Il matrimonio appariva l’unica via di scampo”.

Buona lettura. 🙂

http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/

ESTER

Non a me. A me la scuola piaceva, volevo diventare una persona importante

L’amore non bastava a completare l’immagine del mio futuro in cui mi proiettavo come donna indipendente e realizzata. Lo studio disperato era il mio unico mezzo per cercare di emergere dal pantano in cui mi trovavo. Studiavo con l’avidità di chi sa bene di avere solo una chance nella partita della sua vita. Una sola mano in cui giocarsi tutto. Così dal diploma preso con il massimo dei voti sono passata all’Universita’ mentre vedevo le mie amiche sposarsi e fare figli.

Gli uomini per me erano un intralcio. Qualche storia di poco conto aveva talvolta allietato i miei giorni da studentessa, ma niente di più. L’obiettivo della laurea e di un lavoro faceva scolorire all’orizzonte uomini e storie senza senso.

Volevo diventare avvocato. Sapevo che la strada era tutta in salita per una che come me veniva da una provincia del sud, niente raccomandazioni, niente sconti. Ma questo mi rendeva ancora più efferata nel mio proposito di prendermi ciò che volevo con tutta me stessa.
Ma quando ti fidanzi? Non esci mai….Era la domanda che mi rivolgevano con insistenza parenti e amici. Non ho tempo, rispondevo risoluta e infastidita.

Intanto il tempo passava. Dopo il praticantato avevo trovato un lavoro in uno studio importante come avvocato. Il primo giorno ho guardato la scrivania che mi era stata assegnata con il ghigno di una intima profondissima soddisfazione. Ce l’avevo fatta. Avevo sacrificato giovinezza e amori ma alla fine ce l’avevo fatta.
Per qualche tempo continuai ad assaporare il gusto della conquista.
Poi, venne la voglia di completare il disegno. Il lavoro era lì ma qualcosa gemeva dentro di me. La mancanza di qualcuno con cui condividere i miei successi, le mie delusioni, i miei interessi. Improvvisamente si squarciò il velo che da sempre ottenebrava in me l’immagine del mondo maschile. Li guardavo con occhi diversi, cercando di individuare il segno che mi indicasse quello giusto. I matrimoni delle mie amiche cominciavano a fare acqua da tutte le parti. Storie partite con l’amore più travolgente si erano trasformate in incubi da film horror. Io non volevo e non potevo sbagliare.

Come per la laurea e il lavoro ora si prospettava per me un nuovo obiettivo: trovare l’uomo della mia vita. Da dove cominciare? Dove cercarlo? In ufficio per carità terra bruciata. Nella cerchia delle mie amicizie idem. L’impresa non si prospettava per niente facile mentre il mio orologio biologico segnava i 38 anni. E in effetti sapevo dentro di me che quello che realmente stavo cercando era proprio un figlio. L’obiettivo vero che si dissimulava dietro la ricerca di un uomo, era un bambino.

Passavo davanti alle vetrine dei negozi di carrozzine e vestitini per bambini e rimanevo incantata. Il tempo si fermava sulla mia espressione inebetita. Mentre andavo al lavoro in tram spesso mi perdevo nel sogno di due piedini piccoli piccoli da baciare.

E più passava il tempo più aumentava in me il pensiero di essere madre. La natura reclamava il suo obolo ed io non riuscivo ad oppormi al suo disegno.

Cominciarono le cene a lume di candela, trasformate quasi in colloqui, potrei dire, per uomini che avrebbero dovuto svolgere non tanto il ruolo di compagni, quanto quello ben più impegnativo di padri. Cercavo un papa’ per il mio bambino e nessuno di loro mi sembrava all’altezza. Tornavo ogni volta a casa dopo quelle uscite delusa e amareggiata.

Una mattina mi guardai allo specchio e vidi una bambina con le rughe. La mancata gravidanza, la non assoluzione del mio compito biologico, mi aveva trasformata in un essere amorfo, trasportandomi dalla giovinezza alla maturità più avanzata. Mancava il pezzo della mia vita di mezzo, quella che avrei dovuto trascorrere fra alti e bassi, fra gioie e dolori inenarrabili, proprio come le mie amiche, in un qualunque matrimonio, con un uomo qualunque che poi avrei lasciato tenendo stretta stretta però il bottino: i figli. La mia vita aveva invece preso una strada diversa. Io avevo voluto farle intraprendere quel cammino che mi aveva portato ora in un vicolo cieco ed Io dovevo tirarmene fuori.

Fu così che la mia ricerca divenne ossessiva. Ormai le mie serate trascorrevano fra scuole di ballo, aperitivi in centro, appuntamenti galanti. Iniziavo storie sghembe, cercando di raddrizzarle in corso d’opera. Ma niente, esse sfuggivano al mio tentativo di ridisegnarle come piaceva a me. Così finivano nella sfuriate più apocalittiche o semplicemente si spegnevano come una candela giunta al suo fondo.

Un giorno però arrivo’ lui, come una folata di vento improvviso. Nel momento in cui i miei occhi incontrarono i suoi compresi il sapore della felicità, un gusto dolce e inconfondibile che non avevo mai provato prima. Di fronte a quegli occhi persero il loro senso obiettivi di ogni sorta. Era l’uomo che volevo nella mia vita senza se e senza ma. E me lo sarei presa. Lui era marito e padre ma questo non mi sembro’ un ostacolo, semplicemente un contrattempo. All’inizio non fu facile. Venne il tempo delle bugie e dei sotterfugi, delle fughe nei motel e dei ripensamenti, dei ” o lei o me”, dei litigi furibondi, delle notti insonni mentre sapevo che giaceva nel letto accanto a sua moglie.

Ma avvenne anche di più.

Un ritardo mi insinuò il dubbio che qualcosa non fosse andato come previsto. A 43 anni avevo una relazione con un uomo sposato che non avrebbe lasciato sua moglie. Un figlio era un fuori programma. Eppure si accese una speranza. Quella di accarezzare finalmente quei piedini che sognavo nel tram. Quella che lui rinsavisse comprendendo che ero io la donna della sua vita. Cominciai a pensare che forse quel fuori programma era un segno del destino perché avrebbe riportato ordine nel delirio delle nostre vite: lui amava me e avrebbe lasciato sua moglie per stare con me e con il bambino che sarebbe nato.

Il test di gravidanza lo feci da sola, al ritorno a casa dopo il lavoro, nel mio bagno. L’urina scorreva sulla striscia mentre i pensieri diventavano liquidi nella mia testa. Il risultato produsse un fiotto di caldo impetuoso dalla punta dei piedi a quella dei capelli: positivo. Corsi al telefono per chiamarlo ma mi fermai: era sera e stava con sua moglie, non potevo farlo. Gli lasciai un messaggio, dandogli appuntamento per l’indomani, per una delle nostre serate a casa mia.

Ci mise un po’ a rispondere o forse ero solo talmente impaziente che avrei potuto decidere di andare a casa sua in quello stesso istante. Poi arrivo’ il suo D’accordo mentre riempivo una vasca per fare un bagno caldo cercando di rimettere ordine nei miei pensieri. Accesi candele e incensi e mi riempii un bicchiere di vino bianco. Spogliandomi mi guardai allo specchio: quelle forme che ora vedevo così esili si sarebbero riempite di vita. Mi immersi nell’acqua calda con il mio bicchiere in mano. Brindavo alla vita, all’amore, alla mia ultima occasione.

Dormii poco quella notte. La più bella della mia vita. Mi sentivo già madre.

l giorno dopo tenni a stento a freno l’emozione e trascinai faticosamente le mie ore fino a sera.

Avevo preparato una cenetta molto romantica, i suoi piatti preferiti, la musica, le candele. Quando arrivo’ capi’ subito che covavo qualcosa. Gli bastò guardarmi negli occhi per capire che c’era qualcosa di nuovo nell’aria. Così decisi di non aspettare la fine della cena per fargli scoprire un bigliettino sotto il piatto che gli annunciava: diventerai papà.
Non starò a raccontare della sua reazione quella sera anche perché mi fa male. Semplicemente mi disse che non aveva mai pensato di fare un figlio con me, che mi considerava Fuori Tempo Massimo per una gravidanza che avrebbe potuto avere seri rischi per il feto, ma soprattutto che intendeva recuperare il rapporto con sua moglie. I figli lui li aveva e con una donna che aveva scoperto di amare da sempre. Non mi avrebbe fatto mancare il suo appoggio però per trarci fuori dallimprevisto. Hai un problema che ti cresce dentro, mi disse.

In quell’istante capii che sarei stata da sola a vivermi quello che la vita inaspettatamente mi stava regalando.

Soffrii molto della fine della mia storia d’amore. Lo amavo ancora. Ed ero profondamente delusa da lui. Ma adesso avevo un compito da portare a termine, immensamente più grande: portare alla luce quei piedini.

Passarono i mesi leggeri e trepidanti nell’attesa di vederlo. Trascorsi i tre mesi cominciai a comprare vestitini, oggetti, creme che profumavano di buono. Non vedevo l’ora di stringerlo fra le braccia, sapevo sarebbe stato un maschio, un istinto prepotente mi spingeva ad immaginarlo così.

Una sera mi sono addormentata stanca sul divano guardando la TV. Era stata una fredda giornata di febbraio, con un vento impetuoso, lo ricordo bene. Mi svegliai di soprassalto. Ero inondata di sangue, copioso che continuava ad uscire a fiotti. Scioccata mi sono precipitata a prendere un asciugamano mettendolo fra le gambe e sono corsa alla macchina indossando un cappotto sulla mia camicia da notte. Al pronto soccorso mi hanno portata d’urgenza in ginecologia per una ecografia. Piangevo e speravo con tutta me stessa che non accadesse proprio a me, non poteva essere….Le parole del dottore mi giunsero da molto lontano, amplificate e metalliche. Avevano fatto altre analisi e il verdetto era pronto per essere emesso, per me ormai alla sbarra: il mio bambino non c’era più.

Una nube oscura e polverosa si è abbattuta nei giorni a venire sulla mia anima smarrita.

Sono passati alcuni anni ma ogni volta che arriva il vento freddo di gennaio mi prende come uno smarrimento. Mi ricordo che mi ha portato via la gioia di essere madre, che ha spazzato via con le sue fredde sferzate il mio sogno più bello.
Parlo poco del mio dolore, nemmeno con le mie amiche più care. È una presenza silenziosa, che mi porto dietro come una valigia pesante.

Oggi vivo una nuova storia d’amore con l’uomo che, con pazienza e abnegazione, e’ riuscito a lenire le mie ferite. Il destino ha voluto che non fossi madre, ma oggi non mi sento più una bambina con le rughe. Ho paura a dirlo ma vivo momenti di felicità con il mio nuovo amore anche se, in una giornata fredda e ventosa di gennaio, come quella di oggi, mi prende la paura di perdere tutto. Ancora una volta.

Se volete raccontare la vostra storia e condividerla, potete contattarmi via mail o in risposta a questo post.

5 pensieri riguardo “Storie di donne – Ester

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