Storie di donne – Raissa

Oggi la storia è quella di Raissa, che si trova nell’età più critica, l’adolescenza, a dover lasciare insieme ai suoi fratelli il suo paese d’origine per poter ricongiungersi alla madre e nella speranza di avere un futuro migliore.

Buona lettura 🙂

RAISSA

Mi chiamo Raissa, sono nata a Cuba e ho 4 fratelli, di cui uno gemello. La mia storia “italiana” è iniziata nel gennaio 2007 quando, dalla mia piccola casa a Cuba, sono partita per quella che sarebbe diventata la mia seconda patria: la bellissima Italia.

I miei genitori erano ormai da anni separati e il destino ci aveva condotti lì. Quel giorno c’era il sole, casa mia era piena di amici e parenti.
L’addio più difficile, anche se non l’ho fatto capire a nessuno, è stato quello al mio papà che ha dovuto vedere andare via, per un futuro migliore, i suoi 4 figli.

Un viaggio lunghissimo mi separava dalla mia casa, per la prima volta prendevo un aereo e ci sono volute tantissime ore e ben 3 scali. Non solo, per via di un lungo ritardo purtroppo tutti i nostri bagagli sono stati smarriti. Per fortuna mia madre aveva già qualche vestito nella casa dove saremmo andati ad abitare con il suo nuovo compagno, che poco tempo dopo sarebbe diventato suo marito.

La prima sera me la ricordo come se fosse ieri, lui ancora timido ci ha preparato il latte caldo e aveva comprato delle merendine, era sera tardi e fuori regnava il silenzio. Lui si rivelerà ben presto una persona molto importante per noi: un secondo papà.

Si ricominciava una nuova vita, lontana dal paese in cui avevo sempre vissuto. Per prima cosa dovevo concludere l’ultimo anno delle medie per ottenere il diploma e quindi poter iscrivermi alle superiori.

Ho studiato tanto e con fatica imparavo la lingua, ma ero timida e mi vergognavo molto quando parlavo. Non ero felice, la nostalgia si faceva sentire tantissimo, mi mancavano gli amici, uscire, ridere. Il modo che ho trovato per reagire alla difficile situazione in cui mi trovavo era mangiare e mangiare. Avevo trovato nel cibo uno sfogo per placare la mia inquietudine.

Così, il mio primo anno in Italia sono ingrassata, ho pianto tanto in quanto tutto sembrava sbagliato, ingiusto e triste. Il mio unico pensiero era tornare a casa mia, a Cuba. Per fortuna ogni anno avevamo la possibilità di tornare a casa per le vacanze e goderci due mesi tra amici e famiglia. Ricordo che in occasione della prima partenza per Cuba compravo regali per ogni singolo “amico”. Una volta arrivata a destinazione, casa mia diventava una festa, amici da mattina a sera, il campanello non smetteva mai di suonare. Per due mesi ho trascorso la maggior parte del tempo con i miei amici in quella che sembrava una festa continua: finalmente ero felice!

Tornata dalle vacanze più belle del mondo ho iniziato il mio primo grande percorso in italia: le superiori. Mi sono iscritta a ragioneria e al primo anno ho conosciuto i miei nuovi compagni. In questa fase di ambientazione e’ stato molto importante l’aiuto dato a me e a mio fratello da parte di alcuni professori che insistevano, ci incoraggiavano e ci proteggevano in qualche modo dal male o dalla cattiveria delle altre persone. La mia più grande paura, infatti, era che qualcuno potesse prendermi in giro per il mio accento, per i miei errori, per il mio modo di essere o di vestirmi. Insomma, la nuova realtà in cui mi ero catapultata mi faceva paura. Con mio stupore però, devo constatare di non aver mai sofferto di razzismo o pregiudizi da parte dei compagni. Anzi, con il passare del tempo, le relazioni si facevano più serene e questo mi aiutava nel mio processo di inserimento nella nuova realtà.

Un altro modo che mi aiutava a sentirmi felice ed appagata era poter continuare il mio percorso nella danza. Ballavo dall’età di 5 anni. La danza faceva si’ che i problemi sparissero per lasciare il posto solo ai pensieri positivi. Intanto, i momenti critici si mescolavano a quelli lieti e gioiosi. Durante i momenti di debolezza piangevo e volevo tornare nel mio paese. Tutto mi sembrava senza senso, non avevo amici affidabili, non uscivo molto. Era una situazione molto difficile per una persona che non è nata in Italia. Tutta la tradizione delle immense compagnie, come recita la canzone di Max Pezzali, era diversa per me. I miei amici di infanzia non erano qui. Avevo solo una parte della famiglia con me, dovevo ricominciare tutto da capo.

Per quanto riguarda invece Cuba, come al solito, ogni anno ci tornavamo nei mesi di luglio e agosto. Ma una cosa era cambiata rispetto ai primi anni: non avevo più così tanti amici, molti con la distanza non si facevano più sentire, altri facevamo finta di niente. Non c’era più quel tripudio di persone che invadeva la nostra casa ma la cosa incredibilmente non mi dispiaceva, anzi con il tempo, la situazione si era ribaltata: gli amici, quelli veri, erano rimasti in pochi, mentre la famiglia c’era sempre stata e si intensificava sempre di più. In particolare con mio padre e questo è stato molto bello. Il nostro legame si rafforzava ogni giorno di più. Mio padre era mio padre, l’amore che non avevo mai provato riuscivo a sentirlo pienamente nel mio cuore. E lui era felice che i suoi figli avessero potuto intraprendere una strada migliore, con più vantaggiose condizioni di vita! Ogni giorno mi ripete che è fiero di noi.

Nel 2011 tutto cambia: divento zia di Riccardo. Quando l’ho visto in ospedale ho notato le sue dita lunghe e un visino piccolo, il vestitino che gli stava largo. Da li’ in poi la mia vita avrebbe preso una piega diversa. Ero zia, adesso avevo lui, il primo uomo che non mi avrebbe mai fatto del male e che non mi avrebbe mai abbandonata. Un piccolo angelo che avrei potuto proteggere e con cui giocare. L’ultimo anno delle superiori è stato quello più difficile. Sono nati un po’ di attriti con i compagni. Ammetto, ci sono stati giorni duri in cui mi chiedevo: ma perché tutto questo accanimento nei miei confronti? Non ho mai fatto del male a nessuno. A qualcuno forse non piacevo, a volte dovevo addirittura sentirmi dire cose poco piacevoli. Poi è arrivato il fatidico esame di maturità. Mamma mia che ansia! Sono uscita con un ottimo voto. Avevo concluso un’altra grande tappa della mia vita ed ero davvero fiera, avendo fatto tutto da sola, con i miei sforzi. Ce l’avevo fatta, con la mia buona volontà e il mio coraggio.

Nello stesso anno però è successo qualcosa di imprevedibile: un incidente in macchina in seguito al quale la mia salute fisica non sarebbe stata mai più la stessa. Ho avuto tantissimi problemi alla schiena di cui risento ancora oggi. Sono stata costretta a smettere di danzare, la mia grande passione. Un colpo duro! Nei due anni successivi alla fine della scuola ho trovato un lavoro. Non pensavo di poter trovare due capi così comprensivi. Ho imparato tanto, ho dovuto perdere molte delle mie paure, sono riuscita ad impormi, a tenere duro e a far valere le mie idee, ma anche a rispettare gli altri. Intanto però qualcosa stava cambiando, non mi andava più di fare la solita vita: lavoro, casa, casa, lavoro. Io dovevo cambiare, sapevo che nel mondo c’era molto di più da imparare, c’erano molte più cose per me, non potevo fermarmi. Così ho preso una grande decisione: tornare a studiare. Mi sono iscritta a giurisprudenza.

Oggi sono all’ultimo semestre del 5 anno, e posso ammettere che non é stato per niente facile. Conciliare lavoro, lezioni ed esami richiede molta pazienza, coraggio, costanza e determinazione. Quanti pianti, quanti giorni chiusa a casa, quanti libri, quanti appunti. Ho dedicato corpo e anima allo studio e giorno dopo giorno, semestre dopo semestre, coglievo i frutti dei miei sforzi. Nulla é impossibile se si crede in qualcosa! Manca davvero poco e potrò dire “ce l’ho fatta!!”! L’università mi ha reso una persona migliore e sono felice della mia scelta! Non importa la grandezza del problema, la difficoltà, le paure, bisogna andare avanti e la forza la dobbiamo trovare dentro, noi siamo gli unici a poter cambiare noi stessi, non possiamo aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

Recentemente dopo alcuni periodi confusi e dolorosi in amore, ho trovato un ragazzo meraviglioso che sta al mio fianco ormai da 2 anni e che mi rende davvero felice, sono innamorata pazza del suo sorriso! Ed eccomi qui, da ragazzina timida sono diventata forte e coraggiosa.

Ci tengo a dire che in questo lungo viaggio non ancora finito, in Italia, un ruolo fondamentale ha giocato sicuramente mio fratello gemello! Essere gemelli é qualcosa di straordinario, lui mi è sempre stato accanto e non riesco ad immaginarmi senza di lui! Un legame molto molto forte che é semplicemente perfetto! Ho una vita bellissima in Italia, la adoro. E’ un paese meraviglioso. Mi sono adattata perfettamente, ho imparato le regole del posto, la cultura e ho sempre rispettato gli altri.

Questa è la vera regola del successo in un paese straniero, insieme a tanta positività e determinazione. Ricucire le ferite e lo strappo per aver lasciato la terra d’origine e’ un percorso difficile, a tratti dolente.

Ma con lo spirito giusto e accogliendo i diversi punti di vista si può riuscire a costruire una vita piena di felicità e di immensa gioia. Unici a poter cambiare noi stessi, non possiamo aspettare che qualcuno lo faccia per noi.

La vita è così bella, dobbiamo solo sapere dove trovare e realizzare i nostri sogni.

preso dal blog: http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/raissa/

Women’s stories – Raissa

Today’s story is that of Raissa, who is in the most critical age, adolescence, has to leave her country of origin together with her brothers to be able to reunite with her mother and in the hope of having a better future.

RAISSA

My name is Raissa, I was born in Cuba and I have 4 brothers, one of which is a twin. My “Italian” story began in January 2007 when, from my small home in Cuba, I left for what would become my second homeland: beautiful Italy.

My parents had been separated for years now and fate had led us to a big change to come in our life. That day it was sunny, my house was full of friends and relatives. The most difficult farewell, even if I didn’t make it clear to anyone, was that of my father who had to see his 4 children leave for a better future.

A very long journey separated me from my home, for the first time I took a plane and it took many hours and 3 stopovers. Not only that, due to a long delay, unfortunately, all our luggage went lost. Luckily, my mother already had some clothes in the house where we were going to live with her new partner, who would soon become her husband.

The first evening I remember it as if it were yesterday, he was still shy in our regards and he prepared hot milk for us and bought some snacks, it was late in the evening and silence reigned outside. He will soon prove to be a very important person for us: a second dad.

A new life was starting again, far from the country where I had always lived. First I had to finish the last year of middle school to get the diploma and then be able to enroll in high school.

I studied a lot and learned the language with difficulty, but I was shy and very ashamed when I spoke. I was not happy, the nostalgia was felt so much, I missed friends, going out, laughing. The way I found to react to the difficult situation I was in was to eat and eat. I had found an outlet in food to calm my restlessness.

So, my first year in Italy I got fat, I cried a lot as everything seemed wrong, unfair and sad. My only thought was to return home in Cuba. Fortunately, every year we had the opportunity to go home for the holidays and enjoy two months with friends and family. I remember that on the occasion of the first departure for Cuba I bought gifts for every single “friend”. Once I arrived at my destination, my house became a party, friends from morning to night, the doorbell never stopped ringing. For two months I spent most of the time with my friends in what seemed like a continuous party: I was finally happy!

Back from the most beautiful holidays, I started my first great experience in Italy: high school. I enrolled in an accounting school and in the first year I met my new classmates. In this setting phase, great help was given to my brother and me by some professors who insisted, encouraged and protected us in some way from the evil or wickedness of other people was very important. My greatest fear, in fact, was that someone might make fun of me for my accent, for my mistakes, for my way of being or dressing. In short, the new reality into which I had catapulted myself scared me. To my amazement, however, I must note that I have never suffered from racism or prejudice from my comrades. Indeed, with the passage of time, relationships became more serene and this helped me in my process of insertion into the new reality.

Another way that helped me feel happy and fulfilled was to be able to continue my path in dance. I had been dancing since the age of 5. Dancing made the problems disappear to give way only to positive thoughts. Meanwhile, critical moments mingled with happy and joyful ones. During moments of weakness, I cried and wanted to return to my country. Everything seemed pointless to me, I didn’t have reliable friends, I didn’t go out much. It was a very difficult situation for a person who was not born in Italy. The whole tradition of immense companies, as the song by Max Pezzali says, was different for me. My childhood friends weren’t here. I only had part of the family with me, I had to start all over again.

As for Cuba, as usual, we went back every year in July and August. But one thing had changed compared to the first years: I no longer had so many friends, many with the distance didn’t contact me anymore, or didn’t seem so interested anymore. There was no longer that riot of people invading our house but I incredibly did not mind it, on the contrary with time, the situation had reversed: friends, the real ones, were few, while the family was always there. Relations with some intensified, particularly with my father and this was very nice. Our bond grew stronger every day. My father was my father, the love I had never felt I could feel fully in my heart. And he was happy that his children could have taken a better path, with more advantageous living conditions! Every day he tells me that he is proud of us.

In 2011 everything changes: I become Riccardo‘s aunt. When I saw him in the hospital I noticed his long fingers and a small face, the little dress that fit him wide. From then on my life would take a different turn. I was aunt, now I had him, the first man who would never hurt me and who would never abandon me. A little angel that I could have protected and played with. The last year of high school was the most difficult. Some friction with teammates arose. I admit, there have been hard days when I wondered: why all this fury towards me? I have never hurt anyone. Maybe someone didn’t like me, sometimes I even had to hear me say unpleasant things. Then came the fateful final exams. Oh my, what anxiety! I came out with a very good grade. I had finished another great challenge in my life and I was really proud, having done it all by myself, with my efforts. I had done it, with my good will and my courage.

In the same year, however, something unpredictable happened: a car accident after which my physical health would never be the same again. I had a lot of back problems that I still suffer from today. I was forced to stop dancing, my great passion. A hard blow! In the two years after leaving school, I got a job. I didn’t think I could find two such understanding leaders. I learned a lot, I had to lose many of my fears, I managed to impose myself, to hold on and to assert my ideas, but also to respect others. In the meantime, however, something was changing, I no longer wanted to lead the usual life: work, home, home, work. I had to change, I knew that in the world there was much more to learn, there were many more things for me, I could not stop. So I made a big decision: to go back to studying. I enrolled in law.

Today I am in the last semester of university, and I can admit that it was not easy at all. Combining work, lessons and exams requires a lot of patience, courage, perseverance and determination. How much I cried, how many days I stayed home, how many books, how many notes. I dedicated body and soul to studying and day after day, semester after semester, I was reaping the fruits of my efforts. Nothing is impossible if you believe in something! It is very close and I will be able to say “I did it !!”! The university has made me a better person and I am happy with my choice! No matter the size of the problem, the difficulty, the fears, we have to go forward and we must find the strength inside, we are the only ones who can change ourselves, we cannot wait for someone to do it for us.

Recently after some confusing and painful periods in love, I found a wonderful young man who has been by my side for 2 years now and he makes me really happy, I’m madly in love with his smile! And here I am, from a shy little girl I became strong and courageous.

I would like to say that my twin brother certainly played a fundamental role in this long journey, not yet finished, in Italy! Being twins is something extraordinary, he has always been close to me and I can’t imagine myself without him! A very very strong bond that is just perfect! I have a beautiful life in Italy and I really love it.

It is a wonderful country. I adapted perfectly, I learned the rules of the place, the culture and I have always respected others.

This is the real rule of success in a foreign country, along with lots of positivity and determination. Healing the wounds and the hard times caused by leaving the homeland is a difficult, sometimes painful path.

But with the right spirit and accepting the different points of view, you can succeed in building a life full of happiness and immense joy. Unique in being able to change ourselves, we cannot wait for someone to do it for us.

Life is so beautiful, we just need to know where to find and fulfill our dreams.

translated from: http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/raissa/