Storie di donne – Salima

Difficile raccontare una storia di violenza come la mia, ma il pensiero che, leggendola, anche una sola donna possa sottrarsi ai soprusi perpetrati fra le rassicuranti mura domestiche, mi da’ la forza di ripercorrerla e donarla.
Sono una sognatrice idealista, abbarbicata ai propri sogni, sempre pronta a tuffarmi con entusiasmo, nelle storie, nelle persone, negli eventi.
La mia passione, fin da piccola, è stata la Germania, con la sua lingua e la sua gente, una terra così fredda e tormentata che ha sempre esercitato su di me un fascino inspiegabile.
E’ dall’età di 17 anni che fantastico sul mio futuro, sul matrimonio, sull’uomo ideale, un compagno per tutta la vita finché morte non ci separi.

Tutte le arti contribuiscono all’arte più grande di tutte: quella di vivere”

B. Brecht

SALIMA

Inciampo in avventure e delusioni, storie più o meno serie, finché un giorno, al matrimonio di mio cugino, inaspettatamente, incontro l’uomo che sognavo da tempo, fratello della sposa.
Sembrava tutto quello che una donna come me potesse desiderare: dolce, spontaneo, affettuoso, anticonformista, per giunta, un bell’uomo tedesco. Il mio sogno si avverava.
Lasciai famiglia e lavoro per andare a lavorare in Germania. Lui viveva in Olanda, al confine con la Germania, quindi pensai ingenuamente che, stando li’, avrei potuto tenere ben separati l’ambito lavorativo e quello sentimentale. Invece, innamorata pazza e desiderosa di stare con lui, mi feci convincere che il lavoro che avevo scelto non andava bene per me e che il mio posto sarebbe stato tra le sue braccia.

Dopo alcuni giorni in cui quell’uomo, a sua detta per dimostrarmi il suo amore e per proteggermi, mi faceva appostamenti davanti ai luoghi che frequentavo e mi ripeteva che il mio posto non era lì, ma con lui, crollai: un attacco di panico mi stroncò e Lui mobilitò tutta la sua famiglia per venirmi a riprendermi e  portarmi in Olanda.

Inizi; allora l’idillio amoroso nella terra dei tulipani e dei mulini a vento; tutto sembrava magico e fatato, la vita che avevo sempre sognato. Lui mi adorava ed aveva la capacità di vedere tutto sotto un alone dorato; non badava alle apparenze ed io mi sentivo accettata per quello che ero, senza artifici o finzioni, mi sentivo apprezzata nella mia essenza, senza costrizioni o formalità.
Non mi chiedevo, e forse non mi interessava nemmeno saperlo, come mai non avesse un lavoro e come mai percepisse un sussidio, così come non badavo al fatto che vivesse quasi sempre solo, eccezion fatta per le visite fugaci dei parenti o per le nottate in cui veniva a trovarlo il suo migliore, e forse unico amico.

Così, per quasi un anno, abbracciai i suoi ritmi ed i suoi stili di vita squilibrati, ai limiti del normale; per me c’era solo lui, non diedi retta a nessuno quando mi misero in guardia, mostrandomi l’evidenza e dicendomi: “E’ un uomo problematico, non fa per te. Sei sicura di volerti sposare?”. Io stavo bene con lui, punto. Il resto non mi interessava: non mi interessava il fatto che vivesse di notte anziché di giorno, che abusasse di birra e marjuana, che passasse il suo tempo al computer, impegnato nei videogiochi, che non gli importasse di niente, che avesse interessi ristretti oltre ad avere parecchi problemi alle spalle.

La nostra, ai miei occhi, era la storia d’amore ideale, quindi decidemmo, dopo quasi un anno di vita insieme, di sposarci e di metter su famiglia: ero al settimo cielo.
La mia gravidanza arrivò cercata ed in breve tempo; decisi di tornare in Italia per dare la notizia ai miei. Zampillavo gioia da tutti i pori.

Feci la prima visita ginecologica in Italia; sentii per la prima volta il suo cuoricino.

Purtroppo dall’ecografia risultò una cisti ovarica di natura sconosciuta, quindi fu necessario fissare la data per un intervento tempestivo: non potevo lasciare che una cosa simile mettesse a rischio la piccola vita che stava crescendo dentro di me, così decisi di sottopormi all’operazione in Italia, per non incappare nelle barriere linguistiche che avrei sicuramente trovato in Olanda. Lui non accettò la mia decisione ed iniziò a perseguitarmi con telefonate continue, dicendomi che sarei dovuta tornare subito da lui e fare l’intervento lì; iniziò a parlare di promesse non mantenute. Fu uno schiacciasassi sulla mia condizione psicologica in quel momento, avevo paura di perdere la mia creatura.
Non eravamo ancora sposati, ma la data del matrimonio si stava avvicinando; in quel momento a Lui non interessava la mia salute, ma solo le scadenze ed il matrimonio imminente, voleva farmi sua definitivamente.

Io invece stavo cambiando:  quella vita dentro di me mi stava aprendo gli occhi,
rivelandomi la vera natura del mio futuro marito: collerico, ossessionante, possessivo; per Lui era inconcepibile che io prendessi una decisione autonoma senza metterlo al primo posto. Ma ora c’era un figlio che cresceva nelle mie viscere.

Passai giorni d’inferno, Lui decise di raggiungermi in Italia in prossimità dell’intervento, continuando a ripetermi quanto fossero incapaci i medici italiani e quanto la nostra Sanità fosse inaffidabile. Non mostrò empatia per la mia situazione e il suo allarmismo continuo sui danni dell’anestesia al feto venivano prima di ogni altra cosa.
Per fortuna l’equipe medica era molto preparata e l’operazione riuscì benissimo senza danni a nessuno.

Ora non ci restava che tornare in Olanda e organizzare la cerimonia nuziale; ma io non mi sentivo più innamorata di lui e cominciavo a vederlo sotto un’altra luce, oscura ed opprimente. Probabilmente gli ormoni della gravidanza avevano preso il sopravvento sul mio idealismo senza scrupoli.

Iniziai a prefigurarmi una vita a tre ma vidi solo un abisso, un buco nero, un tunnel senza vie di fuga: io e la mia creatura avremmo vissuto come due ostaggi alle sue condizioni; no, un bambino non avrebbe potuto vivere così.

Pensai che il matrimonio mi avrebbe chiarito le idee, invece iniziò l’incubo: tornati in Olanda notai subito le condizioni della casa: Lui non se ne era più occupato da quando io ero andata in Italia e versava in uno stato di abbandono, di sporcizia, di lerciume inauditi.

No, non era proprio una casa a misura di bambino. Reagì ai miei rimproveri dicendo che avrei potuto dare una mano a pulire, anche dopo un intervento ed incinta.
La situazione era cambiata: non c’erano più filtri fra i miei occhi e la realtà che ora mi appariva in tutta la sua nitidezza e in tutto il suo squallore.

Non accettò il cambiamento e si tramutò in un’altra persona: irrispettoso, irriverente, senza scrupoli; il suo pensiero fisso era il sesso, a lui non importava che io fossi convalescente e con gli ormoni influenzati dalla gravidanza.

E furono litigi e pianti. Non ero più creta da forgiare fra le sue mani, ma una madre che lottava con le unghie e con i denti per la sua bambina.

Non volevo più star lì, quella vita non faceva per me, non faceva per NOI.

Lui era sempre più furibondo ed iniziò ad ubriacarsi pesantemente, la sua personalità malata emerse prepotentemente; la sua diventò una battaglia in cui i vincitori si portano a casa il bottino e sopravvivono, ed i vinti soccombono. La nostra bimba nella mia pancia era solo un trofeo da mostrare.

Non ce la feci più a resistere e decisi di scappare letteralmente da quella situazione. IO non sono proprietà di nessuno, mi appartengo e mi amo. Nonostante lui mi avesse annullata completamente e mi avesse resa una larva che faticava anche ad esprimersi a parole, scappai dalla tana del lupo.
Il bene di mia figlia ed il MIO bene erano lontani da quel bruto. Tornai a casa, in Italia, ma l’incubo non finì.

Anche da lontano, con email, telefonate continue, messaggi, continuò la sua opera di terrorismo psicologico; non mi riconosceva più perché non lo assecondavo come prima; ero diventata un’estranea e, secondo lui, dentro di me c’era un mostro che lui doveva uccidere, tutto questo perché avevo messo al primo posto la mia bambina e non la mia vita con lui.
Passai la gravidanza senza un compagno accanto, o meglio, con un compagno che da lontano non faceva altro che mettermi ansia minacciandomi, insultandomi, facendomi sentire una nullità e giocando sul mio forte senso di colpa. Trovai conforto solo nella mia famiglia ed in pochi, ma veri amici.

Il fardello della sua lontana presenza era molto più pesante da sopportare rispetto alle dimensioni della mia pancia, che intanto cresceva di giorno in giorno.
Affrontai il corso pre-parto da sola, quando tutte le altre avevano, nei giorni dedicati alla coppia, un compagno premuroso accanto. Ricordo ancora quel giorno in cui l’ostetrica del corso ci chiese di scrivere alcuni pensieri che iniziassero con “Mi sento mamma perché…” e “Non mi sento mamma perché…” ed io scrissi: “Mi sento mamma perché mi hai salvato la vita”. Ed era vero!
Anche il parto fu un’avventura vissuta senza compagno, c’era mia madre ad assistermi; Lui non sarebbe stato in grado, aveva perso la calma per un’operazione in laparoscopia, figurarsi come avrebbe reagito alle contrazioni, ai dolori, alle mie urla, al fatto che non lo considerassi. Così come non avrebbe sopportato di essere messo in secondo piano rispetto alla bimba, di cui non avrebbe potuto soffrire i pianti, lui che odiava i rumori forti.

Ci avevo creduto con tutta me stessa che potesse cambiare, che potesse far curare quei disturbi psichiatrici mai veramente affrontati e disintossicarsi dall’alcool; ma nonostante la nascita di nostra figlia Lui continuava a tormentarmi, minacciarmi ed insultarmi. Capii allora che il mio amore non avrebbe potuto salvarlo ma che quello che già nutrivo per la mia bambina avrebbe invece salvato me, e lei, portandoci in salvo, al riparo.

Ogni tanto ripenso ai mulini e ai tulipani, alle casette di legno, alle brezze marine.
E mi rivedo attaccata al mio sogno d’amore. Allora gli eventi che si sdipanano davanti ai miei occhi non mi sembrano un fallimento, ma solo un pezzo della mia vita, il cui frutto meravigliosa e’ lei, mia figlia, la mia gioia, il mio raggio di sole.
Quando sulle nostre fragili vite soffiava un vento crudele e rapinoso, la sua luce benefica mi ha dato la forza di reagire, mi ha messo le ali che ci hanno fatte volare abbracciate sopra la pianura e i campi di tulipani, portandoci via, lontane dal male e dal dolore, verso il nostro meraviglioso futuro.

true story from the blog: http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/salima/

Women’s stories – Salima

It is difficult to tell a story of violence like mine, but the thought that, by reading it, even a single woman can escape the abuses perpetrated within the reassuring domestic walls, gives me the strength to retrace it and write it. I am an idealistic dreamer, clinging to her dreams, always ready to dive with enthusiasm, into stories, people, events.

My passion, since I was a child, has been Germany, with its language and its people, a land so cold and tormented that it has always had an inexplicable fascination on me. Since the age of 17 I have been fantasizing about my future, about marriage, about the ideal man, a companion for life until death do us apart.

“All the arts contribute to the greatest art of all: that of living”

B. Brecht

SALIMA

I stumble into adventures and disappointments, more or less serious stories, until one day, at my cousin’s wedding, unexpectedly, I meet the man I have long dreamed of, the brother of the bride.

He seemed everything a woman like me could wish for: sweet, spontaneous, affectionate, nonconformist, moreover, a handsome German man. My dream came true. I left my family and went to work in Germany.

He lived in Holland, on the border with Germany, so I naively thought that, by being there, I could keep the working. Instead, madly in love and eager to be with him, I was convinced that the job I had chosen was not right for me and that my place would be next to him.

After a few days in which that man, according to him, to show me his love and to protect me, stalked me in front of the places I frequented and repeated that my place was not there, but with him, I collapsed: a panic attack cut me off and he invited all his family to come and pick me up and take me to Holland.

Beginning; then the love idyll in the land of tulips and windmills; everything seemed magical and like in a fairy tale, the life I had always dreamed of. He adored me and had the ability to see everything under a positive light; He didn’t pay attention to appearances and I felt accepted for what I was, without artifice or pretense, I felt appreciated in my essence, without constraints or formalities. I did not ask myself, and perhaps I did not even care to know, why he did not have a job and why he received a subsidy, just as I did not mind the fact that he almost always lived alone, except for quick visits from relatives and when his best, and perhaps only friend, came to visit him.

So, for almost a year, I embraced his rhythms and his unbalanced lifestyles, at the limits of normal; for me there was only him, I didn’t listen to anyone when they warned me, showing me the evidence and saying: “He is a problematic man, he is not for you. Are you sure you want to get married? “. I was fine with him, period. The rest didn’t interest me: I didn’t care that he lived at night instead of day, that he abused beer and marijuana, that he spent his time on the computer, playing video games, that he didn’t care, that he had narrow interests beyond to have several problems behind them. Ours, in my eyes, was the ideal love story, so we decided, after almost a year of living together, to get married and start a family: I was in seventh heaven. My pregnancy arrived wanted and in a short time; I decided to return to Italy to give the news to my parents. Joy gushed from all my pores. I made the first gynecological examination in Italy; I felt her little heart for the first time.

Unfortunately, the ultrasound showed an ovarian cyst of an unknown nature, so it was necessary to set the date for an urgent intervention: I could not let such a thing put at risk the small life that was growing inside me, so I decided to undergo the operation in Italy, so as not to run into the language barriers that I would surely have found in Holland. He did not accept my decision and began to persecute me with continuous phone calls, telling me that I should go back to him immediately and do the surgery there; he started talking about broken promises. It was a crush on my psychological condition at that moment, I was afraid of losing my baby. We weren’t married yet, but the wedding date was approaching; at that moment he did not care about my health, but only the deadlines and the imminent marriage, he wanted to become his property.

But I was changing: that life inside me was opening my eyes, revealing to me the true nature of my future husband: angry, obsessive, possessive; for him it was inconceivable that I would make an autonomous decision without putting him in the first place. But now there was a son growing in my womb.

I spent days in hell, he decided to join me in Italy near the surgery date, continuing to repeat to me how incapable Italian doctors were and how unreliable our healthcare system was. He showed no empathy for my situation and his constant alarmism about the damage of anesthesia to the fetus came before anything else.

Fortunately, the medical team was very well prepared and the operation was successful without harm to anyone. Now we just had to go back to Holland and organize the wedding ceremony; but I no longer felt in love with him and began to see him in another light, dark and oppressive. Probably the pregnancy hormones had taken over my unscrupulous idealism.

I began to envision a life for three but I saw only an abyss, a black hole, a tunnel with no escape routes: my creature and I would have lived as two hostages on his terms; no, a child could not have lived like that. I thought that the marriage would have clarified my ideas, instead the nightmare began: back in Holland I immediately noticed the conditions of the house: he had not taken care of it since I had gone to Italy and was in a state of abandonment, of dirt , unheard of grunge. No, it wasn’t really a child-friendly home. She responded to my reproaches by saying that I could help clean up, even after surgery and pregnant. The situation had changed: there were no more filters between my eyes and the reality that now appeared to me in all its clarity and in all its squalor. He did not accept the change and turned into another person: disrespectful, irreverent, unscrupulous; his fixed thought was sex, he didn’t care that I was convalescing and with the hormones affected by pregnancy. And there were quarrels and tears. I was no longer clay to be forged in her hands, but a mother who fought for her little girl.

I didn’t want to be there anymore, that life wasn’t for me, it wasn’t for US. He was increasingly furious and began to get heavily drunk, his sick personality emerged forcefully; it became a battle in which the winners take home the spoils and survive, and the losers succumb. Our baby in my tummy was just a trophy to show. I couldn’t resist anymore and decided to literally escape from that situation. I am not owned by anyone, I belong to me and I love myself. Although he had completely nullified me and made me a larva that struggled even to express in words, I escaped from the wolf.

My daughter’s and MY life were far from that brute. I returned home to Italy, but the nightmare did not end. Even from afar, with emails, continuous phone calls, messages, he continued his work of psychological terrorism; he no longer recognized me because I did not go along with him as before; I had become a stranger and, according to him, there was a monster inside me that he had to kill, all this because I had put my little girl first and not my life with him. I went through the pregnancy without a partner next to me, or rather, with a partner who from a distance did nothing but make me anxious by threatening me, insulting me, making me feel like nothing and playing on my strong sense of guilt. I found solace only in my family and in a few, but true friends.

The burden of his distant presence was much heavier to bear than the size of my belly, which meanwhile was growing day by day. I took the pre-birth course alone, when all the others had a caring partner next to them on the couple’s days. I still remember that day when we were asked us to write some thoughts that began with “I feel as a mom because …” and “I do not feel as a mom because …” and I wrote: “I feel as a mom because you saved my life “. And it was true! Childbirth was also an adventure lived without a partner, my mother was there to assist me; He would not have been able, he had lost his temper due to a laparoscopic operation, let alone how he would have reacted to the contractions, to the pains, to my screams, to the fact that I did not consider him.

Just as he could not bear to be overshadowed by the child, whose crying he could not have suffered, he who hated loud noises. I believed with all my heart that it could change, that it could cure those psychiatric disorders that had never really been addressed and detoxify from alcohol; but despite the birth of our daughter, He continued to torment, threaten and insult me.

I understood then that my love could not save him but that what I already had for my little girl would instead save me and her, bringing us to safety, to shelter. Every so often I think back to the mills and tulips, the wooden houses, the sea breezes. And I see myself attached to my dream of love. Then the events unfolding in front of my eyes do not seem like a failure, but only a piece of my life, the wonderful thought is her, my daughter, my joy, my ray of sunshine.

When a cruel and ravenous wind blew on our fragile lives, its beneficial light gave me the strength to react, it gave me wings that made us fly embraced over the plain and tulip fields, taking us away, away from evil and from pain, towards our wonderful future.

true story from the blog: http://blog.pianetadonna.it/lestoriediagatha/salima/